L’indagine, condotta tra aprile e giugno 2026 su oltre 300 studenti tra i 18 e i 26 anni, evidenzia che il 39% non ritiene l’AI utile per trovare prodotti più velocemente, mentre solo il 36% riconosce un reale vantaggio in questa fase.
Quando si passa ai consigli d’acquisto, appena il 26% li considera accurati, mentre il 41% li giudica troppo generici. E se nasce un dubbio, il 72% preferisce parlare con una persona reale, anche dopo aver utilizzato strumenti di AI.
Forte attenzione anche alla privacy: il 77% degli intervistati dichiara disagio verso sistemi che utilizzano AI per analizzare volto o corpo, come camerini virtuali e body scanning. L’apertura cresce però quando il vantaggio percepito è concreto e il brand viene considerato affidabile.
L’AI divide anche nella comunicazione aziendale: il 56% associa il suo utilizzo a una perdita di prestigio del marchio, il 72% considera i contenuti generati artificiali e poco caldi e l’84% continua a considerare artigianalità e lavoro umano elementi fondamentali per il valore di un brand.
Il quadro che emerge non è quindi di rifiuto dell’AI, ma di fiducia condizionata: utile per scoprire, confrontare e trovare ispirazione, molto meno quando deve sostituire giudizio umano, autenticità e relazione.
Voi vi fidate dei consigli dell’AI quando acquistate online oppure preferite verificare sempre con recensioni e persone reali?



